Diario di viaggio
L’avventura americana è cominciata per Alvise e per me, con qualche anticipo sui tempi programmati, a fine luglio quando Cargolux, con pochi giorni di preavviso sulla data prevista e smentendo gli accordi presi, mi ha gentilmente fatto sapere che non avrebbe trasportato la nostra Brescia per mancanza di spazio.
La delusione è stata grande, seguita da un vorticoso giro di telefonate per trovare una via d’uscita. Alla fine, grazie all’interessamento di Julius Kruta e della Bugatti Automobiles una soluzione è stata trovata e la vettura è partita.
Alvise ed io ci siamo quindi imbarcati il 6 settembre alla volta di Boston, dove Sandy Greene ci ha gentilmente messo a disposizione una Audi con la quale abbiamo raggiunto Petersborough, nella quiete della campagna dello New Hampshire. Qui ci attendeva Sandy che ci ha ospitati per la notte; l’indomani di buon mattino e sotto un sole radioso, che ci ha accompagnato per tutto il raduno, con la 35 (4596) e la 49 (49566) di Sandy ci siamo messi al volante per raggiungere Lenox (Massachusetts). Lasciate le vetture a destinazione, siamo poi tornati a Springfield per recuperare la Brescia. Qui ci hanno raggiunto Franco e Pamela Majno e tutti coloro che avevano spedito le vetture dalla California.
Nel frattempo a Lenox si erano concentrati i sessanta equipaggi partecipanti. L’hotel, circondato da un campo da golf, è molto confortevole; qui abbiamo avuto la gioia di rivedere molti amici, habitués dei nostri raduni come Sarah e Chrisso Rheault, Alex ed Allan Rippon, Leo e Marlys Keoshian, Patrick Friedli, David Sewell, Oscar e Betty Davis, Tim Dutton, Evert Louwman, Bart Rosman con Tubien Wisse, Mike Preston, Peter e Sue Livesey e tanti altri ancora.
Come prevedibile in America, poche erano le Brescia e molte le 57, di cui almeno cinque fantastiche 57S ed SC.
Una concentrazione veramente straordinaria, ed una occasione per Julius Kruta che ne ha approfittato per presentare il prototipo del suo libro sulle 57S. Sempre a proposito di libri, Sandy Leith ha distribuito il nuovo Registro delle Bugatti americane, un’opera monumentale con la storia individuale di ciascuna delle 453 vetture esistenti negli Stati Uniti e di cui leggerete in altra parte di questo numero di Bugattiana. Particolare curiosità ha suscitato la 35 di Franco, che esibiva un curioso camber negativo dell’assale anteriore, realizzato (sembra) su consiglio di un mago della meccanica nostrano alla ricerca di prestazioni estreme.
Lunedì siamo partiti verso sud alla volta del circuito di Lime Rock attraversando un paesaggio ondulato tra boschi a perdita d’occhio e lindi centri abitati, tutti con case a due piani rigorosamente in legno, precedute da una veranda con tanto di sedia a dondolo e tutte, ma proprio tutte, con la bandiera a mezz’asta in ricordo dei fatti dell’11 settembre. Proprio come ci si può immaginare il New England, con gli aceri verdi che iniziano a virare sul rosso fuoco tipico dell’estate indiana.
Martedì una giornata dedicata all’arte: da Lenox ci siamo diretti a nord, per visitare North Adams ed il museo d’arte (si fa per dire) contemporanea MASS MoCA, collocato in una fabbrica dismessa. Io, che non capisco nulla di arte moderna, non sono certo la persona più adatta a commentare opere contemporanee. Immaginate un’aspirapolvere che gira lungo un percorso obbligato in una stanza da letto, o una serie di sacchi a pelo colorati sospesi in aria; l’insieme è come dire… sconcertante; ma a mia consolazione ho rilevato che lo sconcerto non è stato solo mio. Indescrivibile.
Durante il percorso la 35 di Franco, che Julius stava guidando con impeto, ha improvvisamente rotto un braccetto dello sterzo con spavento generale, per fortuna senza gravi conseguenze. Probabilmente la povera 35 si era stufata di esibire il famoso camber negativo…
Il pomeriggio libero lo abbiamo utilizzato per rasserenarci visitando la bella casa museo di Norman Rockwell, noto artista ed illustratore della società americana a cavallo del secolo scorso.
Mercoledì, dopo un vano tentativo di riparare lo sterzo della 35 di Franco, siamo partiti per un percorso piacevole nel verde sulle strade con poco traffico che ormai avevamo imparato a conoscere.
Giunti ad Orleton Farm siamo stati accolti dai proprietari, che hanno una splendida collezione di carrozze e che ci hanno accolto per il pranzo con una straordinaria sorpresa. Una tenda interamente chiusa troneggiava nel mezzo del prato dove eravamo sistemati. Ad un certo punto, ecco apparire una carrozza nera e gialla tirata da due pariglie di cavalli che si ferma dinnanzi alla tenda. Si tratta di una berlina disegnata e costruita da Ettore Bugatti, con tanto di ruote firmate e freni a tamburo di una T 44! Come se la sorpresa non bastasse, si apre la tenda ed appaiono altri tre veicoli ippotrainati già di proprietà del Patron, con tanto di splendidi finimenti per cavalli marcati col logo EB, ed addirittura un manichino di Ettore a grandezza naturale.
Giovedì la giornata più lunga, con un percorso di circa 250 chilometri siamo andati all’aerodromo-museo di Old Rhinebeck, dove sono conservate varie decine di aeroplani storici, di cui molti volanti. Dopo una visita ai vari modelli esposti abbiamo avuto l’opportunità di assistere ad una dimostrazione in volo di vari apparecchi, da quelli della prima guerra mondiale ai primi postali degli anni venti e trenta; ma il clou della manifestazione è stata l’emozione di vedere in volo la ricostruzione di un velivolo del 1908 pilotato da un intrepido emulo dei fratelli Wright. La sera, imbarcata la fedele Brescia (che non ha perso un colpo in tutto il raduno) e la 35 di Franco su una gigantesca bisarca lunga 23 metri, abbiamo avuto la sera di gala durante la quale ai partecipanti è stato donato un cappello a forma di dado Bugatti, non proprio elegante ma certo originale.
Venerdì, dopo un brunch ed i tanti saluti e promesse di rivederci in Inghilterra l’anno prossimo, l’International Meeting si è sciolto. Per Alvise, Julius e me la settimana bugattista non era tuttavia finita: tornati con la 35 e la 49 a casa di Sandy, l’indomani siamo andati a visitare la straordinaria collezione di Peter Williamson, presidente del Bugatti Club americano.
Situata sulla cima di una collina circondata da boschi a perdita d’occhio, la sua casa è più piccola del garage. La collezione è la più grande al mondo in mani private: oltre alla famosa 57 SC Atlantic appena reduce dal Best of Show a Pebble Beach, essa ospita due 57 S Atalante, una 57 C Atalante, una 57 Galibier, tre 35, una 35 trasformata in 51, una 52, una 46, una 50, una Bebé Peugeot, una 44, una 55, una 38 e forse qualche altra al momento non presente nel garage. Un colpo d’occhio indimenticabile, sogno di ogni bugattista.
In conclusione, una manifestazione molto riuscita, con bellissime strade, visite interessanti, tempi rilassati per socializzare con i molti amici vecchi e nuovi, il tutto in un angolo di America lontano dai flussi turistici conosciuti e favorito da una settimana di tempo splendido.
Complimenti e grazie a Sandy Greene e Sarah Rheault, anime della perfetta organizzazione.
F.G.
Grazie a tutti gli amici che hanno partecipato, a chi ci ha sostenuto, e allo staff che ha reso possibile questo evento indimenticabile.
… VIVE LA MARQUE!!!
GALLERY
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